| LA
STORIA
E' comunemente accettato il XV
secolo come il periodo iniziale della scelta di San Calogero
quale protettore di Cesaro'.
Prima il paese,era sotto il sacro patrocinio di Santa
Caterina d'Alessandria (o "della ruota");e forse,
in origine del culto cristiano, sotto l'alta protezione
di "Maria Santissima Assunta".
Il San Calogero che si venera a Cesaro' e' quello il cui
corpo era conservato presso l'antico monastero di San
Filippo di Fragala'.
Il termine "Calogero"
molto diffuso nell'area nebrodense, quando, nei primi
secoli, si propago' in Sicilia l'eremitismo ed ebbe un
successivo impulso sotto la dominazione bizantina con
il monachesimo greco-brasiliano.Il termine significava
"Bel vecchio" e la "bellezza s'intensificava
con la "santità".
I "Calogeri" dei Nebrodi dovettero essere numerosi;
e quindi rimane l'interrogativo se il san Calogero di
Fragala' era un Santo locale dei Nebrodi o fosse invece
da identificare con il piu' noto san Calogero di Sciacca.
Un inno del IX secolo, scritto
dal monaco Sergio (detto "l'Innografo") in onore
di san Calogero di Sciacca era conservato a Fragalà.
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Uscita della Vara del Santo
dalla Chiesa di S. Calogero
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Il Santo in processione |
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Ciò
farebbe supporre la medesima identità de due "Calogeri"
e confermerebbe la tradizione, secondo la quale il corpo
del Santo venne nascostamente trasferito, nel periodo arabo,
da Sciacca al monastero di san Filippo.
Il motivo era giustificato
dal fatto che Sciacca veniva a trovarsi in una zona completamente
arabizzata e sotto il fanatismo dell'Islam, mentre la Valle
di Demenna (o Val Demone), in cui ricadeva san Filippo di
Fragalà era rimasta in parte non islamizzata e praticamente
sotto il controllo cristiano. |
Il monastero di san Filippo di
Fragalà aveva ottenuto dai Normanni il possesso
di alcuni feudi, tra cui, in territorio di Cesarò,
quelli di "Santa Nicoletta", di "Semantile"
e di "Grappidà". Ciò dava l'occasione
ai Cesarei che lavoravano, in tali possedimenti di recarsi
periodicamente a Fragalà, nei pressi di Frazzanò.
In uno di questi non rari viaggi a Fragalà, come
è tramandato dalla tradizione locale, un Cesarese
ottenne dai monaci quattro pezzetti ossei tratti dal corpo
di san Calogero.Rientrato a Cesarò di notte, appese
le bisacce allo "stanti" e andò a dormire.
Alzatosi di buon mattino,il contadino (o il pastore) ebbe
la straordinaria sorpresa di vedere come quel palo secco
fosse diventato una pianta florida e frondosa!
La notizia dell'insolito avvenimento
si sparse ben presto e pervenne alle orecchie del conte
di San Marco, che aveva giurisdizione su Fragalà.
Irato perché, senza sua licenza, erano stati donati
i frammenti ossei del santo Eremita, ingiunse che fossero
restituiti.
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La pretesa del conte non piacque ai Cesarei che ormai consideravano
proprie le reliquie,ritenute miracolose: e cominciarono
a frapporre ostacoli per non restituirle. Ma il conte, avendo
giuridicamente ragione, insistette; e i Cesarei,loro malgrado,
dovettero cedere.
I messi del conte posero le reliquie su una mula e iniziarono
il percorso del ritorno.Però, all'uscita del paese,
la mula reclinò le gambe e non si mosse, né
valsero le frustate a farla rialzare. Per cui la gente presente
dichiarò essere pure questo un segno del Santo il
quale voleva che le reliquie restassero in paese. |
Un bimbo di pochi anni prese casualmente
le redini e la mula si alzò docilmente e lo seguì.Nessuno
osò togliere le redini al bambino, che proseguì
per un tratto verso la parte opposta della trazzera che
conduceva a Fragalà, mentre la popolazione seguiva
inneggiando al Santo.
Gli stessi inviati capirono che qualcosa di soprannaturale
stava accadendo; e decisero di lasciare le reliquie ancora
a Cesarò e di riferire al conte.
Questi,infine, messo al corrente degli ultimi avvenimenti,
acconsentì che le reliquie rimanessero a Cesarò.
LA
FESTA
Cesarò festeggia
tuttora due volte l'anno san Calogero: il 18 giugno e
il 21 agosto.La prima data coincide con il calendario
liturgico ed è la ricorrenza effettiva del Santo.
La seconda data ha un valore simbolico,poiché è
sorta come festa di ringraziamento per l'avvenuta raccolta
granaria; essendo l'economia cesarese, specialmente nel
passato, del tutto basata sull'agricoltura e la pastorizia.
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Il Santo in processione |
- Le due feste annuali di San Calogero
sono precedute dalla fiera del bestiame, che si tengono rispettivamente
nei giorni 16 e 17 giugno e 19 e 20 agosto (V. voce MANIFESTAZIONI)
- I festeggiamenti in onore del Santo
Patrono alternano celebrazioni e riti religiosi, quali il triduo,
la processione delle reliquie e quella della statua del Santo,
seguite dai cesarei con profonda devozione,a manifestazioni
prettamente laiche, come giochi do società (pentolaccia,
tiro alla fune, palo della cuccagna, caccia al tesoro,ecc.),il
palio, i concerti canori e le serate di cabaret; il tutto corredato
dalle sfilate della locale banda musicale,dagli spari dei mortaretti
e dei fuochi d'artificio.
Ma i momenti più belli della festa sono senz'altro quelli
legati alla tradizione:
la questua, le "pisate" e la corsa del percolo trainato
dai ragazzi.
- La questua si effettua nei giorni immediatamente
precedenti la festa, durante i quali i componenti della commissione
girano per le vie del paese, seguiti dalla banda musicale, bussando
a tutte le porte per raccogliere le offerte.
Oggi si tratta di offerte in denaro, ma fino a qualche decennio
fa i contadini erano soliti donare al Santo una certa quantità
di grano:ciò rendeva indispensabile l'utilizzo, per il
trasporto del grano nei magazzini, di muli bordati a festa.
- Un'altra usanza tradizionale è
"a pisata", che avviene per lo più, durante
i festeggiamenti di agosto.
Anticamente ogni coppia di sposi novelli, di ambiente contadino,
prometteva a san Calogero un'offerta in grano equivalente al
peso del primo maschietto che avessero avuto. Essendo allora
le coppie più prolifiche di quanto lo siano ora, capitava
che le "pesate" fossero ogni anno alcune decine.
I genitori avvisavano la Commissione di voler esaudire la promessa
fatta al Protettore con la "pisata" del primogenito.
La Commissione fissava un orario e, con la banda musicale, si
recava presso le abitazioni dei bimbi da "pesare".Tutto
il vicinato era pronto ad assistere e si raccoglieva intorno.
Un addetto della Commissione, detto "capo-pesate",
predisponeva l'apposita bilancia a bilico, dove su un piatto
si adagiava il bimbo e sull'altro si metteva il sacco col frumento.Ma
il frumento risultava sempre inferiore al peso del bimbo; non
perché era realmente così, bensì per il
trucco, da tutti conosciuto ed accettato, messo in opera dal
"capo-pesate". Era, infatti, il suo piede, posato
sul piatto del bimbo, che impediva di alzarsi. Così fin
quando il "capo-pesate" non si accorgeva che il peso
del grano era quasi il doppio di quello del bimbo: allora toglieva
il piede ed esclamava:"Auguri e salute,di buon peso"!
Tutti gli astanti battevano le mani mentre la banda intonava
un motivo trionfale.Il rito si ripeteva per ogni bimbo da "pesare"!
- La processione di S.Calogero è
la più spettacolare tra quelle cesaresi ,sia per solennità
che per afflusso di devoti. Aprono il corteo i "masculara",
che sparavano bombe e fuochi d'artificio; seguono i confrati
delle tre Congregazioni, rappresentate dai rispettivi stendardi,quindi
i chierichetti e il clero immediatamente preceduti da una croce
argentea su asta; a contatto col clero vi è l'artistico
percolo con la statua lignea del Santo Protettore, seduto e
in vesti paramentali propri della dignità abbaziale,in
gesto benedicente; e, dietro,lo scrigno con le reliquie. Dopo
le autorità civili e militari procede la banda musicale,
che intona motivi religiosi, seguita da una marea di popolo,
tra cui parecchi fedeli scalzi per voto o per implorazione di
grazie.
Il corteo procede lungo
il corso principale e, al bivio con la strada del cimitero, si ripete
l'antico spettacolo, devozionale e folkloristico ad un tempo, della
presa del santo da parte dei agazzi che, al grido di "sutta
carusi", afferrano le grosse funi del percolo conducendolo,
a passo di corsa e al suono della fanfara, sino all'inizio della
"strabella".
Vuole,
infatti la tradizione che proprio in quel punto, la mula
che portava le reliquie del santo avesse piegato le ginocchia
e non si fosse più mossa, fin quando un bambino,afferratene
le redini, la ricondusse in paese!La processione si conclude
all'imbrunire con la "mascatteria" (accensione
di petardi multipli a terra), gli spari di fuochi d'artificio
e le grida di "Viva San Calariu".
Dopo cena la festa si conclude con il concerto, il sorteggio
e i giochi pirotecnici. |
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